Il secondo posto conquistato dal team composto da Andrea Rota, Gregory Molteni e Mauro Bianco.

Al Penina Hotel & Golf Resort, in Algarve (Portogallo), si e concluso il Meeting della neonata Confederation of Professional Golf (CPG), già PGA of Europe. Tre giorni e un ricco menu, con il campionato internazionale a squadre e il congresso annuale, la sfida sul campo e l’incontro tra le esperienze di 32 PGA nazionali (in rappresentanza di 12.700 professionisti) riunite sotto il cappello dell’Associazione. L’Italia ha brillato, protagonista in campo e fuori. Ha conquistato la medaglia d’argento con il suo team di giocatori composto da Andrea Rota, Gregory Molteni e Mauro Bianco. Ha raccontato la propria esperienza, con un focus sull’attività agonistica dell’Associazione (che cura un calendario annuale di cinque campionati e 130 pro-am), nell’intervento del suo presidente Filippo Barbè. Il quale, con l’occasione, è stato rieletto nel Consiglio di CPG (di cui è membro dal 2015) per i prossimi cinque anni.
E ancora, PGA Italiana ha visto assegnato il prestigioso John Jacobs Award for Teaching and Coaching, al suo associato Sergio Bertaina. Che ha così commentato: «Ho conosciuto John Jacobs nei primi anni della mia carriera partecipando ai suoi corsi e ho sempre avuto molta stima della persona e del maestro; sono dunque particolarmente fiero di questo riconoscimento che porta il suo nome».
Sergio Bertaina è professionista e socio di PGA Italiana dal 1980, una partenza da giocatore ma quasi subito anche insegnante: quarant’anni di esperienza e una sola casa, il Golf Torino, oltre cinquanta titoli italiani conquistati con i suoi allievi, due argenti europei con le squadre nazionali (che ha allenato dal 1994 al Duemila) e, tra tanti ottimi giocatori, due bambini cresciuti ad arte, Francesco ed Edoardo Molinari.
Miglior risultato di sempre il secondo posto parimerito ottenuto dalla squadra italiana nell’International Team Championship (edizione numero 32), sul tracciato del Penina Resort: il primo realizzato in questa regione nel 1966 per mano di Sir Henry Cotton, tre volte vincitore dell’Open britannico, con tee shot stretti tra gli alberi, par 5 dove attaccare, par 3 lunghi e ben difesi. Qui sono scese in campo (tre giri per 54 buche, i due score migliori di ogni giornata) le selezioni nazionali di giocatori con una prevalente attività di insegnamento.
Mauro Bianco, Gregory Molteni e Andrea Rota sono partiti forte, chiudendo il primo round in terza posizione in compagnia di Belgio, Germania e Spagna (- 1), un colpo alle spalle della Svizzera (-2) e due dietro l’Olanda (-3). Quest’ultimo team, con Ralph Miller, Mark Reynolds e Ruben Wechgelaer, non ha perso la leadership il secondo giorno quando i professionisti italiani hanno attaccato segnando il miglior score di giornata, sette colpi sotto il par del campo, portandosi a ridosso di misura e vicini inseguitori da soli. Ma l’Olanda non ha perso tempo nel finale, incrementando il vantaggio già dalle prime buche, le più insidiose, e andando poi a vincere la gara con margine. Così Andrea Rota: «Non siamo riusciti a mettere pressione ai diretti avversari, soprattutto perché il putt non è stato all’altezza del gioco lungo, invece molto buono. Sulle seconde nove avevamo recuperato qualcosa, ma non abbastanza; rimane un po’ di rammarico per essere stati a un passo dalla vittoria, ma ci riproveremo».
Individualmente, Gregory Molteni si è piazzato quarto con 215 (70-72-73, -4), nono Andrea Rota con 218 (75-71-72, -1) e quattordicesimo Mauro Bianco con 221 (77-68-76, +2). A vincere il titolo dell’I.T.C. Shield, in palio per le PGA più piccole (meno di cento iscritti), è stata la Slovacchia.

Fonte Comunicato Stampa PGAI

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