Caro Direttore, leggo, con vivace interesse, il tuo www.ilgolfonlin.it. E mi chiedo: ma tu Franco Chimenti lo conosci per davvero? Nel senso: è un rapporto senza veli, il vostro, o è la formalità ufficiosa che regola i vostri incontri? Perché di presidente federale mica ce n’è uno solo. Ce ne sono diversi, dipende dall’occasione ma soprattutto dalla frequentazione che egli ha con chi in quel minuto può servirgli. Per capirci. Tu accusi Chimenti di non voler o non sapere comunicare. A mio avviso perdi del tempo. Oppure, cosa più grave, non hai afferrato che proprio questa è la grande forza della sua comunicazione. Quella che lui ha studiato per decenni tra i banchi della Lazio, dell’Università e della politica. La comunicazione per lui è un fatto strettamente personale. Di tutti quanti parlano a nome suo, per incarico, per ruolo o per contratto, non gliene frega assolutamente niente. Certo com’è che nessuno comunque saprebbe dire le cose come le sa dire lui.

Franco Chimenti viene dal mondo duro degli Atenei, gente che ha trasformato la pelle in corazza per sopravvivere. Gente che, giocando talvolta sporco, ha strappato a un collega pochi metri quadrati per creare un laboratorio in più. O che ha tagliato pericolosamente la strada a un professore più titolato per piazzare un “uomo suo” in una cattedra da trasformare un domani in un trampolino.

Queste, per Chimenti sono le fondamenta della comunicazione. Lui odia le conferenze stampa, dove non riesce a creare un rapporto. Troppa gente. Preferisce un caffè a un’ora improbabile. Magari prendendo chi lo sta ad ascoltare sottobraccio. “Credimi a me…” è la formula magica un po’ sudista per illudere l’intervistatore d’essere un privilegiato. Non fosse così vecchio il suo futuro sarebbe il Parlamento, a “comunicare” per i corridoi. Cosa che, conoscendolo, non mi sento di escludere.

Scrivevo qualche riga sopra che di presidenti della Federazione ce ne sono – secondo me – diversi. Il Chimenti che è toccato a me – perché così sono andate le cose – è stato il “fijo d’una mignotta”. Ovviamente, mai mi sarei permesso, di fare mia questa frase, se non fosse stato lui a ripetermela ad ogni nostro incontro. E gli piaceva rimarcare questa romanità che, salvando giustamente le madri, è il modo più semplice per “comunicare” la propria scaltrezza e il proprio ruolo da vincitore.

Tutto questo, caro Maurizio, per ribadire quanto sia stato superbo e convincente Franco Chimenti nel “comunicare” a Isabella Calogero e a me medesimo che Roma avrebbe vinto la Ryder. E, infatti, siamo stati i primi – e allora forse gli unici – a credergli. Infatti, ha vinto lui.

Con simpatia
Nicola Forcignanò

Caro Nicola,
da sempre invidio il tuo modo di scrivere, ironico e diretto (da qualche tempo invidio anche la tua nuova residenza), è non puoi capire quanto mi abbia fatto piacere il tuo intervento. Una sola precisazione: non contesto a Chimenti di non sapere comunicare, anzi. Quello che mi riesce difficile capire, invece, è perché attorno al presidente ci sono persone preposte a farlo e non lo fanno. Ma credo che questo sia un po’ il male che affligge tutto il mondo del golf.

Maurizio Bucarelli

CHI È NICOLA FORCIGNANÒ
Nicola Forcignanò, giornalista professionista, è nato a Milano il 6 febbraio 1952. Ha trascorso la sua carriera tra il “Corriere della sera”, un po’ di televisione e “il Giornale” dove ha ricoperto la carica di vicedirettore. Nel tempo Forcignanò è riuscito a trasformare la sua grande passione (il golf) in un lavoro, arrivando anche a dirige il mensile “Golf & Turismo “. Dal 20 novembre 2013 s’e’ trasferito a vivere (con grande gioia) a Phuket, in Thailandia. E proprio dalla Thailandia, tra un bagno e un giro di campo, l’amico Nicola mi ha inviato il suo pensiero che spero sia il primo di una lunga serie.

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