Donato Di Ponziano

Donato Di Ponziano ha iniziato a giocare a golf all’età di 11 anni al Circolo degli Ulivi. Dopo le prime esperienze da caddie e dopo un trascorso da dilettante, nel 1981 è passato professionista. Oggi è considerato uno dei professionisti di golf italiani più rappresentativi e conosciuti al mondo. Dal 1982 al 1988 ha vissuto negli Stati Uniti per lunghi periodi e ha potuto perfezionare le sue conoscenze tecniche collaborando con i più famosi professionisti della PGA of America.
Questo il suo commento sulla vicenda Ryder Cup che, sostiene, l’Italia continua ad offendere.

Ci risiamo, non se ne può più, stessa solfa che ormai si ripete per la terza volta: tutti pronti di nuovo a sparare sulla garanzia che serve all’Italia per ospitare la Ryder Cup e usufruire di uno strumento unico per lo sviluppo del turismo, un palcoscenico eccezionale che farebbe tanto comodo alla nostra immagine che nel mondo è oggi più che mai sofferente, un esempio eccezionale di come i valori dello sport e la tradizione, riescano perfettamente a fondersi. Nella sua storia quasi centenaria, MAI era accaduto che la coppa di Samuele Ryder, avesse dovuto subire l’onta di essere messa in discussione così come sta accadendo in Italia. Ma perché proprio da noi! Perché vedere perpetrato proprio nel nostro paese questo scempio basato su pura ignoranza?
Perché non fare ancora oggi una campagna eccezionale di informazione, dove sia il contenuto economico dell’evento ad essere promosso e solo dopo il golf, che come sport l’Italia ha dimostrato di non conoscere? Quanto tempo passato nel mondo del golf internazionale ad affermare il fatto che anche noi italiani si potesse comprendere la sua importanza, quanta fatica fatta per affermare che anche uno di noi, che nel cognome aveva tante vocali, potesse conquistare la dignità di una presenza nel golf che contava.
Mi vergogno profondamente e sento che ci si debba scusare con tutti coloro che nel tempo la Ryder l’hanno fatta crescere amandola, fino a farla diventare un evento sportivo planetario. Se fare economia produttiva ha sopratutto il significato di lavorare per il benessere collettivo, mi chiedo perché la Ryder, che in tutti i paesi che fino ad oggi hanno avuto l’onore di ospitarla è sempre riuscita ad incidere in maniera significativa e positiva sulla bilancia delle entrate turistiche, debba essere oggi ostaggio in Italia di un populismo dilagante ed ignorante che miete qualsiasi prospettiva di crescita.
Ma perché dare ragione a quei tedeschi che due settimane fa a Dubai ridevano perché indossavo una polo con il logo della Ryder 2022 a Marco Simone e accusavano il nostro paese di aver giocato una partita eliminando la concorrenza (loro insieme ad Austria e Spagna) senza avere ancora la certezza assoluta di potersi sedere al tavolo da gioco?
Perché fare un passo indietro cadendo nella fossa del ridicolo e degli inaffidabili ? Quale triste destino siamo riusciti a riservare alla storia dell’unico “Ancient Game” e della sua espressione più prestigiosa!

Donato Di Ponziano

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